08/01/2014 - In Turchia il tasso di inflazione ha raggiunto il 7,4% nel 2013

L’Istituto di Statistica turco, Turkstat, ha reso noto i dati relativi all’inflazione per il mese di dicembre e, quindi, per l’intero anno 2013. In particolare, l’indice dei prezzi al consumo e’ cresciuto dello 0,46% nel corso dell’ultimo mese dell’anno e del 7,4% su base annua. Sempre in riferimento all’intero 2013, gli incrementi maggiori sono stati registrati per bevande alcoliche e tabacchi (10,52%), istruzione (10,05 %), alberghi, bar e ristoranti ( 9,86 %), trasporti (9,77 %), prodotti alimentari e bevande analcoliche (9,67 %). Il 2012 si era chiuso, invece, con un’inflazione al 6,16%.
Non e’ stato quindi centrato l’obiettivo del 6,8% fissato dal Governo nel Programma di Mezzo Termine 2014-2016 licenziato solo nell’ottobre scorso, nonostante fossero state già riviste al rialzo le stime effettuate dalla Banca Centrale (quest’ultima, dopo aver previsto ad inizio anno un’inflazione per il 2013 pari al 6,2-6,3%, era stata indotta ad indicare un più plausibile 6,8%, in considerazione, segnatamente, dell’andamento del prezzo del petrolio e della debolezza della Lira turca).
Al contempo, il Governo ha introdotto, con decorrenza 1 gennaio, incrementi alla tassazione sui consumi che non aiutano a superare questa difficile situazione. Le nuove disposizioni colpiscono, in particolare, alcolici, tabacco, telefonia mobile ed i veicoli passeggeri di nuova immatricolazione, ed i possibili effetti inflazionistici sono calcolati dagli analisti fra lo 0,5 e l’1% (secondo il Ministro delle Finanze Simsek le stime dell’1% sono esagerate e molto dipendera’ dal comportamento dei produttori).
Il Governatore della Banca Centrale starebbe preparando una lettera pubblica da indirizzare al Governo ma diverse fonti giornalistiche riportano come la lettera non conterrà le vere esigenze dell’economia turca, che in molti indicano in un rialzo dei tassi di interesse. Tale misura e’ considerata necessaria per contrastare la debolezza della moneta nazionale contro la quale poco hanno potuto le massicce vendite di valuta estera effettuate dalla Banca Centrale negli ultimi due giorni dell’anno appena conclusosi (il 30 e 31 sarebbero stati venduti dollari per un valore pari a 1,2 miliardi).
Certamente, se da un lato, il governo non vuole un rialzo del costo del denaro che colpirebbe in particolare quel ceto medio dell’Anatolia centrale e dei grandi centri urbani particolarmente indebitato, dall’altro, anche in chiave elettorale, destano preoccupazione le spinte inflazionistiche registrate nel settore dei trasporti (legate all’andamento dei prezzi dei combustibili) e dei beni alimentari, per i quali le variazioni delle tariffe e dei prezzi sono immediatamente e pesantemente percepite dalla popolazione.
Notizia segnalata daAmbasciata d'Italia - TURCHIA