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13/06/2013 - Gli eventi di questi giorni producono le prime ripercussioni sull’economia turca

Gli eventi di questi giorni producono le prime ripercussioni sull’economia turca

Non è facile valutare le ripercussioni degli accadimenti di questi giorni sull’economia della Turchia, anche perché molto dipenderà da quanto ancora si protrarranno e quali saranno gli effetti a più lungo termine. Nondimeno, un impatto anche sotto questo profilo vi e’ già stato.

Per quanto riguarda il turismo, sebbene non vi siano fonti ufficiali sui tassi di cancellazione delle prenotazioni nel Paese, le notizie riportate dalla stampa oscillano da nessuna variazione sensibile, salvo che per la città di Istanbul, ad un calo fra il 20 e il 30% a seconda delle aree del Paese. E però relativamente certo che ad Istanbul il tasso di cancellazione ha raggiunto il 40%, incidendo in buona parte anche sul cosiddetto turismo d’affari. Si tratta di un duro colpo per l’immagine della principale vetrina del Paese, che si è accreditata come una delle capitali internazionali del turismo (secondo previsioni diffuse da Mastercard, Istanbul sarà la sesta città più visitata al mondo nel 2013) e che ambisce sempre più ad ospitare eventi di carattere internazionale che potrebbero avere il loro culmine nei giochi olimpici del 2020.

La Borsa di Istanbul, che nelle aspirazioni governative dovrebbe diventare uno dei centri finanziari di riferimento non solo della regione ma a livello globale, ha fatto registrare pesanti cali (più del 10% in una settimana, con un vero e proprio tonfo del -10,47% il 3 giugno, il piu’ significativo registrato negli ultimi 10 anni). Il BIST 30, l’indice delle 30 principali società turche quotate in borsa, e’ anche esso in calo, parrebbe soprattutto per gli effetti di un certo raffreddamento degli investitori stranieri. Lunedì 10 giugno, infine, la borsa ha riaperto con un certo ritardo, ufficialmente per motivi tecnici. Parimenti, continua la fase di debolezza della lira turca nei confronti delle principali monete internazionali: dalla metà della settimana scorsa al 10 giugno, il valore del dollaro e’ salito da 1,8487 lire a 1,8896 lire e dell’euro da 2,3888 lire a 2,5028 lire. Guardando più a lungo termine, infine, si osserva da più parti che un eventuale indebolimento del partito di governo alle prossime elezioni, rischia di diffondere dubbi sul fatto che le grandi opere infrastrutturali avviate, e soprattutto annunciate, siano portate a termine e di avere così ripercussioni negative sulla disponibilità delle banche straniere a concedere i finanziamenti necessari, creando effetti negativi a catena sulla possibilità di realizzazione delle stesse.

Il tutto si e’ verificato solo qualche giorno dopo che la Turchia ha terminato di pagare il proprio debito con il FMI (passando da paese debitore a paese creditore) e che l’importante agenzia di rating Moody’s le ha attribuito l’investment grade, elevando di un livello il rating del Paese (da Ba1 a Baa3), con outlook "stabile".

Notizia segnalata da
Ambasciata d'Italia - TURCHIA