02/07/2013 - Al 3% il PIL nel primo trimestre del 2013

L’Istituto di Statistica turco (Türkstat) ha reso noto che, nel primo trimestre del 2013, il tasso di crescita del Pil e’ stato pari al 3%. Si tratta di un risultato superiore alle aspettative del mercato, secondo le quali l’economia del Paese sarebbe dovuta crescere intorno al 2,3%. Tale crescita, sempre secondo i dati diffusi da Türkstat, sarebbe stata determinata da un incremento della domanda interna, conseguenza, in particolare, di investimenti pubblici importanti, a fronte di un leggero calo di quelli privati. I settori che hanno fatto registrare tassi di crescita maggiori sono stati quello alberghiero e della ristorazione (13,7%) e quello edile (5,9%) mentre i cali più’
consistenti hanno riguardato l’energetico (-3%) ed il minerario (-4,5%). Il dato del 3% e’ particolarmente significativo perché arriva dopo che nel 2012 il Pil era cresciuto "solo" del 2,2% e che l’ultimo trimestre del 2012 si era chiuso con un +1,4%, confermando un trend di rallentamento che andava avanti da 8 trimestri (rispettivamente 12,4%, 9,3%, 8,7%, 5,3%,
3,3%, 2,9%, 1,6%,1,4%), tanto che, da più’ parti, si era parlato di "hard landing" dell’economia turca. Si tratti quindi di un’inversione di tendenza importante con un tasso di crescita trimestrale che e’ il più’ alto dal primo trimestre del 2012. Ciò nonostante, le reazioni del Governo, esplicitate dal ministro dell’Economia Caglayan, non sono state caratterizzate da particolare entusiasmo in considerazione del fatto che un tasso del 3% potrebbe essere non sufficiente a far raggiungere l’obiettivo del 4% fissato dal Programma di Medio Termine per il 2013. Obiettivo che e’ funzionale al raggiungimento del traguardo fissato dal Primo Ministro per il 2023: fare della Turchia una delle prime dieci economie del mondo. Le speranze del Governo sono ora riposte nella capacità di ulteriore accelerazione dell’economia, che ci si augura possa crescere con ancora maggior vigore nel secondo e terzo trimestre dell’anno, grazie, secondo le parole del Ministro delle Finanze Şimşek, "al sostegno pubblico, ad un solido sistema bancario, alla forza dell’economia reale ed alla solidità’ patrimoniale delle famiglie". Una crescita più sostenuta rispetto al 2012 riporta al centro dell’attenzione il problema cronico del deficit delle partite correnti, di cui lo stesso governo e’ ben consapevole. Nel primo trimestre, infatti, la bilancia commerciale ha fatto segnare un peggioramento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dovuto ad un tasso di crescita delle importazioni superiore a quello delle esportazioni. A marzo, il deficit commerciale turco ha toccato i 21 miliardi di dollari, con un aumento del 5,1% rispetto ai primi tre mesi del 2012. Vi e’ quindi la conferma, da un lato, che il sistema produttivo turco ha ancora fortemente bisogno di beni intermedi esteri e, dall’altro, che la domanda interna richiede di essere soddisfatta, per una buona parte, da beni importati. L’incremento dei consumi interni e’ certamente positivo, in quanto influisce, a lungo termine, anche sulla produzione del Paese. Ciò nonostante, un’economia che deve la sua crescita a spesa pubblica e credito bancario, piuttosto che ad investimenti privati ed esportazioni, rende il Paese fortemente dipendente dall’afflusso di capitali dall’estero, caratterizzati da alti tassi di volatilità. Si tratta di un elemento di indubbia debolezza di cui la Turchia potrebbe pagare il prezzo se negli investitori esteri dovesse per qualche motivo venir meno la fiducia che ha sin qui caratterizzato i loro comportamenti.
Notizia segnalata daAmbasciata d'Italia - TURCHIA