Politica interna (BELGIO)
Il Regno del Belgio è una monarchia costituzionale dove il potere legislativo è esercitato collettivamente dal Re, dalla Camera dei Rappresentanti e dal Senato. Lo Stato federale si articola su tre livelli: Governo federale, Regioni e Comunità linguistiche. Le Regioni (Fiandre, Vallonia, Regione di Bruxelles-Capitale) sono dotate di propri parlamenti, che legiferano in campo economico e politico, di trasporti, urbanistica e promozione culturale e commerciale all’estero. Le Comunità (fiamminga, francofona e germanofona) esercitano un ventaglio di poteri in ambito regionale in materia di istruzione, cultura e solidarietà sociale. Il federalismo belga si basa sul concetto dell'"equipollenza delle norme", secondo cui il governo federale non ha diritto di sovrastare o contraddire i decreti varati dalle regioni confederate. La Comunità fiamminga e la Regione delle Fiandre hanno fuso i rispettivi organi istituzionali, mentre la Comunità francofona (Confederazione Vallonia-Bruxelles) e la Regione della Vallonia sono rimaste divise, sia perché la minoranza germanofona dell'Est fa parte della regione vallone ma ha una comunità linguistica propria, sia perché vi sono 19 municipalità a maggioranza francofona in territorio fiammingo (Regione di Bruxelles-Capitale). Il Governo unitario federale, con sede a Bruxelles, segna le linee guida di economia, previdenza sociale, istruzione, fisco, ricerca scientifica e relazioni diplomatiche e ha poteri esclusivi nella difesa. Si prospetta un’ulteriore riforma della struttura istituzionale del Belgio a partire dal 2021.
Il 21 luglio 2013,l’annuncio dell’abdicazione di Alberto II dopo venti anni di Regno e l’ascesa al trono di Filippo I hanno riaperto il dibattito sull’opportunità di una revisione delle prerogative reali. Negli ultimi anni il Belgio ha saputo trasformarsi in una delle economie più aperte e concorrenziali al mondo, nonché uno dei principali poli europei nei settori ad alto valore aggiunto (farmaceutico e biomedicale, economia verde, tecnologie dell’informazione e comunicazione, logistica).
A 16 mesi dalle ultime elezioni, il 30 settembre 2020 si è conclusa l'ultima maratona intrapresa dai sette partiti della coalizione "Vivaldi", che riunisce le tre famiglie politiche socialista, liberale e verde delle due regioni ed i cristiano-democratici fiamminghi. Alexander De Croo, figura di spicco dei liberali fiamminghi dell'Open VLD è la personalità politica indicata dai sette partiti quale nuovo Primo Ministro. La scelta costituisce senza dubbio un messaggio di attenzione da parte della coalizione verso le Fiandre, regione nella quale non ha la maggioranza a causa dall'esclusione dalla compagine dei nazionalisti del N-VA, prima forza politica locale e del Paese. I Ministri che affiancano De Croo sono quattordici, di cui otto donne e sei uomini, ripartiti equamente quanto alla componente linguistica. Si aggiungono infine cinque Sottosegretari, con una leggera prevalenza per le componenti francofona e maschile.
Il 3 ottobre, il Governo De Croo ha ottenuto la fiducia della Camera dei Rappresentanti con la confortevole maggioranza attesa di 87 voti a favore, 54 contrari e 7 astensioni, su un totale di 150 deputati. Nel suo discorso, De Croo aveva esordito con un riferimento alla crisi legata al Covid-19, definendola più grave non solo della crisi del 2008 ma persino più di quella degli anni '30: da qui innanzitutto il forte appello a tutti a rispettare le regole di base per il contenimento dei contagi, De Croo si era quindi soffermato sul tema della fiscalità, spiegando che il suo Governo si prepara ad una riforma del sistema e ad alleggerire il peso delle imposte sulle famiglie, intraprendendo al contempo una lotta senza quartiere alle frodi fiscali e sociali. Punto molto applaudito dell'intervento quello relativo ad una politica di bilancio "dinamica" e tale da migliorare la traiettoria budgetaria. Il Primo Ministro aveva anche rilevato la parità di genere cui è ispirata la composizione dell'Esecutivo, l'impegno a ridurre del 55% i gas serra entro il 2030 e ad uscire dal nucleare entro la data fissata del 2025, così come condividendo la "pretesa" per una politica migratoria europea ispirata a criteri di equità in materia di asilo ed annunciando un rafforzamento della politica dei rimpatri. Annunciato infine l'avvio di una vasta consultazione con i cittadini, il mondo accademico e quello politico ai fini di una riforma dello Stato in direzione di una maggiore omogeneità nella ripartizione delle competenze.