Relazioni internazionali (BELGIO)
La politica estera belga si muove lungo alcune costanti, in particolare l’impegno europeista e atlantista, l’attenzione verso il continente africano (anche alla luce del suo passato coloniale e con particolare attenzione agli sviluppi in Africa Centrale, sulla quale concentra in maniera prioritaria la sua politica di cooperazione allo sviluppo), la diplomazia economica e la tutela dei diritti umani. L’azione del Belgio sulla scena internazionale è orientata al rispetto dei valori fondanti dell’UE: rafforzamento delle istituzioni democratiche, tutela dei diritti umani e dello stato di diritto, promozione del “buon governo”. L’Unione europea resta uno degli assi maggiori della politica estera del Belgio. La scelta non è solo dettata da ragioni di tipo ideologico, ma anche dalla consapevolezza che, per un piccolo Paese situato nel cuore dell’Europa e molto aperto agli scambi internazionali, l’adesione alla politica europea garantisce anche una maggiore tutela dell’interesse nazionale.
Il Belgio condivide pienamente l’ambizione dell’Unione di rafforzare il suo ruolo di attore sulla scena internazionale attraverso la gestione di una politica estera europea incisiva, coerente e più efficace rispetto al passato. Bruxelles è, inoltre, a favore di un rafforzamento della politica estera e di sicurezza dell’Unione, partecipa alla PESCO e intende investire maggiormente nel bilancio per la difesa. Il raccordo con i partner della NATO (che il Belgio ospita sul proprio territorio) viene considerato fondamentale. In particolare, per il Belgio, l'Europa può progredire solo quando c’è un'intesa franco-tedesca, poiché esso, con le due Regioni Fiandre e Vallonia, guarda rispettivamente a Germania e Francia, e una convergenza tra Berlino e Parigi è fondamentale al fine di evitare uno strabismo in politica estera che si traduca in una posizione di stallo. Nelle fasi di negoziato per il Next Generation EU, il Belgio ha giocato il ruolo del ''mediatore costruttivo''. Un nuovo asse, questo, basato su una serie di linee rosse comuni, quali i criteri di allocazione della Recovery and Resilience Facility e il mantenimento delle spese di riscossione sui dazi doganali al 20%, ma anche la necessità di includere misure di accompagnamento mirate nel QFP per mitigare gli effetti della Brexit.
Per quanto concerne la politica commerciale, il Governo federale ha sempre preso posizione a favore dei negoziati di libero scambio, compresi quelli con gli USA (TTIP) e Canada (CETA).
Sui temi migratori, il Belgio si è impegnato a preservare l’acquis Schengen ed è a favore di una riforma del Sistema Comune di Asilo (Dublino) improntata ad una reale ed efficace solidarietà con un meccanismo obbligatorio di ricollocamenti. Allo stesso tempo, chiede a Paesi come Italia e Grecia maggiori sforzi nel controllo delle frontiere e nell’identificazione dei migranti. Al momento la parte principale dei flussi migratori verso il Belgio è ormai rappresentata dai ricongiungimenti familiari e non dai migranti.
Dopo i tragici attentati del 22 marzo 2016 il Belgio ha adottato una serie di misure per rafforzare i controlli di sicurezza e l’azione di contrasto al terrorismo.
Sul tema Brexit le principali forze politiche belghe hanno accolto con profondo disappunto il risultato del referendum britannico. I partiti della maggioranza di Governo, ad eccezione del Partito nazionalista fiammingo N-VA, avevano visto nella Brexit l’opportunità di rilanciare il processo di integrazione europea.