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Quadro macroeconomico (NORVEGIA)

La Norvegia è un Paese aperto agli scambi con il resto del mondo (ad eccezione dei settori agricolo e ittico, che beneficiano di un elevato livello di protezione), ed è dotato di un sistema legale efficiente e in grado di assicurare un'adeguata protezione dei diritti commerciali e intellettuali. Il diffuso benessere economico e l'elevato PIL pro capite, che pongono i Norvegesi tra i popoli più ricchi del pianeta, si basano principalmente sullo sfruttamento degli idrocarburi scoperti alla fine degli anni '60 all'interno della piattaforma continentale. Il Paese è infatti uno dei maggiori produttori di petrolio e gas naturale del mondo, destinati principalmente all'export verso l'Europa. Altri importanti settori dell'economia sono la pesca (la Norvegia è uno dei principali esportatori di merluzzo e salmone), lo shipping e la cantieristica navale. Il Paese è inoltre uno dei più attivi attori internazionali nell'ambito delle rinnovabili e della transizione verde.

Una caratteristica peculiare dell'economia norvegese è l'estesa presenza dello Stato nei suoi gangli strategici. In aggiunta al controllo dei gestori dei servizi di rete (ferrovie, strade e autostrade, energia elettrica, servizi postali), l'Amministrazione ha infatti mantenuto una partecipazione azionaria di controllo nelle grandi società norvegesi del settore petrolifero, metallifero, ingegneristico, bancario, chimico, immobiliare, ittico, aereo, della difesa, delle infrastrutture e delle telecomunicazioni. Sebbene gestite con trasparenza e per quanto possibile con un approccio di mercato, le partecipazioni statali hanno in parte favorito la creazione di oligopoli che distorcono la concorrenza e rendono difficile l'ingresso a nuovi operatori.

A livello congiunturale, nel 2024 il PIL norvegese è cresciuto del 2,1% rispetto all'anno precedente, spinto soprattutto dai volumi record registrati nell'attività estrattiva di gas naturale sulla piattaforma continentale, cui si è accompagnato un incremento del 9,6% degli investimenti lordi delle società dell'oil&gas, legati principalmente allo sviluppo di nuovi pozzi e all'estensione del ciclo di produzione dei giacimenti in attività. L’intensa attività nell'offshore norvegese ha avuto ricadute positive sull'intera filiera, favorendo un aumento del valore aggiunto della produzione di beni e servizi legati all'industria estrattiva, come la costruzione di piattaforme petrolifere e la subfornitura di materiali e componenti per l'oil&gas. Altri fattori che hanno contribuito alla crescita dell'economia sono stati l'espansione della domanda pubblica nei settori della sanità e della difesa e l'incremento della produzione e della distribuzione di energia elettrica. Non altrettanto positivo l'andamento del settore delle costruzioni, che ha risentito del calo degli investimenti in ambito residenziale e commerciale, e in quello della pesca e dell'acquacoltura, a causa della riduzione delle quote di pesca assegnate al Paese nel 2024.

Per quanto riguarda l'interscambio commerciale, l'export di beni (il 60,5% dei quali idrocarburi e condensati) ha raggiunto i 155,2 miliardi di euro, in calo del 4% rispetto all'anno precedente, cui è corrisposto un import pari a 91,2 miliardi di euro, cresciuto del 3,6% rispetto al 2023. Ciò ha determinato una riduzione del surplus a 64 miliardi di euro, dovuta principalmente al progressivo deprezzamento della corona norvegese rispetto alle divise dei maggiori partner commerciali del Paese, che ha portato, malgrado una crescita sostenuta dei volumi dell'export, ad un deterioramento delle ragioni di scambio in termini valutari. Sommando il comparto dei servizi, il valore complessivo dell'export ha invece registrato una crescita dell'1,1% rispetto all'anno precedente.

Se la politica fiscale espansiva del Governo ha sostenuto la domanda pubblica, la crescita reale dei salari (stimata al 5,7%), che ha superato l'incremento dell'indice dei prezzi al consumo (stimato al 3,1%), ha fornito una spinta moderata ai consumi privati (+1,3%). Il tasso di disoccupazione, dal canto suo, si è mantenuto poco sotto la soglia del 4%. Questi fattori hanno contribuito ad un leggero miglioramento del consumer sentiment dei cittadini, malgrado un tasso ufficiale di sconto che la Banca Centrale mantiene sul 4,5% e che seguita a pesare sulle decisioni di spesa relative ai grandi acquisti, a partire dalla casa.

Ultimo aggiornamento: 21/03/2025